AVERE UNA BRUTTA NATURA. UN VARIETÀ TUTTO STORTO

Avere una brutta natura

di e con Gioia Salvatori
e con i musicisti Simone Alessandrini, Iacopo Schiavo, Valerio Vantaggio
messa in scena Fabiana Iacozzilli
musiche originali Simone Alessandrini
canzone iniziale “Avere una brutta natura” Ginomaria Boschi
drammaturgia fisica e consulenza coreografica Carlo Massari
scene Rosita Vallefuoco
luci Raffaella Vitiello
video Luca Brinchi
riprese video Carlo Fabiano
animazioni Turtle Studio
costumi Annapaola Brancia d’Apricena
realizzazione costumi Pariya Mohammadi
assistente alla regia Samuele Gambino
consulenza artistica Lorenzo Letizia
ufficio stampa Antonella Mucciaccio
produzione Cranpi, La Corte Ospitale
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna
con il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo

Avere una brutta natura è un viaggio nervoso intorno al malcostume dello stare al mondo, vizio di noi vivi che da sempre abbiamo le manie di protagonismo. La natura è brutta e noi ci facciamo i conti continuamente, annaspando per rimanere dritti.
Un varietà, questo, e tuttavia, tutto storto come recita il sottotitolo perché solo l’errore ci tiene a galla a noialtri nervosi. Qui la stortura è un scelta profondissima: storti come la natura stessa che non ammette correzioni, con una nostra precisa zoppia interna procediamo dispettosamente a testimoniare il desiderio di essere altro, di poter andare, di poter giocare a mettere in discussione questo tempo veloce che non tiene conto di quasi niente di quello che ci interessa per campare. Esserci per fare una piccola azione di sabotaggio. Così come la vita è dispettosa con noi, noi con lei, e l’occasione diventa ghiotta per provare a innervosire tutto: il presente, le mode, le relazioni, l’ inutile cincischiamento del nostro sé e la paccottiglia di cose cosarelle in cui siamo immersi continuamente. Il tutto con i soldi del fus. Lo spettacolo è un tentativo di ripensare la forma del varietà classico, un tempo luogo d’elezione dell’intrattenimento, cercando di radicarlo nel presente. Se da una parte si conserva la forma originaria, dall’ altra si tenta di farne saltare il meccanismo, (una cosa tipica dei dispettosi) a partire dal contenuto per andare via via nel gesto, nella musica, in tutto il fatto scenico. In un presente che declina l’intrattenimento in tutte le forme possibili, la comicità è diventata quasi una persecuzione: si ride a cena, a pranzo, appena svegli, si ride di nonna che fa la crostata on line, si ride come se si stesse crepando. Infatti a ben vedere. Così questo spettacolo è un invito anche a una certa preoccupazione sotterranea, un uso della risata anche e ancora come forma di fuga dal controllo, come fuoriuscita dal cinismo per andare verso una grazia, quella di chi cerca nonostante tutto di provare a resistere in una differenza.

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